Dal classico all’elettrico: come padroneggiare il violino con Caterina Caramella

Suonare il violino elettrico

Nel mondo della musica in continua evoluzione, il violino elettrico si distingue come un faro di innovazione e versatilità, sfidando i confini tradizionali del genere e della performance.

Un’artista che ha abbracciato questo strumento elettrizzante per ritagliarsi uno spazio unico nel panorama musicale è Caterina Caramella. Con un background ricco di formazione classica e uno spirito che prospera nella sperimentazione, Caramella è diventata un simbolo di come le abilità tradizionali possano incontrare la tecnologia moderna per creare qualcosa di veramente straordinario.

In questa intervista esclusiva, Caterina Caramella ci parla del suo percorso con il violino elettrico, delle sue influenze musicali e di come ha affrontato la sua carriera attraverso i tempi difficili della pandemia. Dal suo primo concerto improvvisato sul balcone ai suoi prossimi progetti, Caramella condivide le intuizioni sul processo creativo che sta alla base del suo suono unico e su come immagina il futuro della musica con il violino elettrico al centro.

Unisciti a noi per addentrarti nel mondo di Caterina Caramella, dove il classico incontra l’elettrico, e scopri le infinite possibilità che si celano tra le corde del suo violino elettrico.

 

Il violino elettrico aggiunge uno strato accattivante alla tua musica. Cosa ti ha spinto a scegliere questo strumento?

La mia scelta di orientarmi verso il violino elettrico è maturata nel corso del primo lockdown, durante il periodo pandemico da Covid19.
Quel periodo, per tutto il mondo, ma ancor piu’ forse per il mondo artistico e musicale, ha rappresentato un grosso stop e un conseguente momento di grande riflessione, almeno per me, ma penso in generale un pò per tutte le persone.

Quando è arrivata la pandemia, venivo da circa 7 anni di intensa attività orchestrale, con tournée in giro per il mondo. Improvvisamente però mi sono trovata a casa, senza più la possibilità di fare musica nelle grandi orchestre, poiché tutto si era fermato drasticamente. In quei mesi mi sono ritrovata a casa con questo violino elettrico che avevo acquistato combinazione poco prima dell’arrivo della pandemia, un investimento che avevo fatto così, perchè sono sempre stata propensa a sperimentare in musica e sono sempre alla ricerca di nuove esperienze.

Ho cominciato a suonarlo, a creare, volevo fare musica a tutti i costi, ancor più in quel momento di forti restrizioni. Il violino e la musica erano in qualche modo la mia voce, per ricordare al mondo che come artista e come persona, io c’ero. E da lì, la mia prima esibizione al violino elettrico, se così possiamo definirla: il flash mob musicale in tempo di pandemia, quando tutti i musicisti si trovarono isolati nelle proprie case a suonare sui balconi! Anche io quel giorno ho dato il mio contributo, ho fatto sentire la mia musica, e l’ho fatto sul balcone di casa, proprio al violino elettrico, con il mio piccolo amplificatore a tutto volume in terrazza.

E a poco a poco, mentre suonavo, ho visto persone affacciarsi alle finestre, per ascoltarmi, poi applausi, voci entusiaste, emozionate. Un momento toccante, perchè la Musica unisce. Da lì ho cominciato anche a realizzare piccoli video casalinghi al violino elettrico, pillole musicali ed emozionali che volevo condividere col mio pubblico, attraverso i social, unica finestra sul mondo in quel periodo.

Il violino elettrico, strumento versatile, da quel momento è diventato per me il simbolo di un mio percorso introspettivo, alla ricerca di me stessa. In quei mesi ho realizzato che il mio percorso classico orchestrale forse non era più il solo da perseguire, ma che potevo fare di più, che volevo arrivare al pubblico in quel modo così forte e diretto, così personale, così mio. La Musica non era perduta e, da solista, potevo finalmente esprimermi.

Il violino elettrico per me è molto più che un semplice strumento, è un compagno di avventure, ed è lo strumento che mi ha portato a maturare delle scelte importanti per la mia carriera da artista, è lo strumento che mi ha insegnato che anche nei momenti più difficili non bisogna mai mollare, perchè se credi in un sogno puoi realizzarlo, nulla conta più della determinazione.

Dopo quel periodo difficile e così profondo, sono arrivate tantissime proposte lavorative per me, la maggior parte mi richiedevano proprio la performance al violino elettrico, e da lì sono entrata nel favoloso e variegato mondo degli eventi, orientandomi sul mestiere che faccio oggi e di cui sono pienamente entusiasta e appagata, perchè è creativo. Questo tipo di approccio al mio lavoro e alla musica mi corrisponde e mi rispecchia. Un percorso importante, dove più che mai ho capito l’importanza di sapersi mettere in gioco e di credere in sè stessi.

Guardate la copertina del conto alla rovescia finale!

Lo preferisci rispetto al violino tradizionale?

Non preferisco il violino elettrico a quello tradizionale, li amo entrambi in modo diverso, perchè entrambi fanno parte di me, del mio percorso artistico e della musicista che sono oggi. Il violino classico è radicato alla mia formazione d’origine, agli anni intensi di studio presso il Conservatorio di Milano, la mia città.
Rappresenta il primo strumento su cui ho messo mano all’età di 7 anni e lo strumento su cui ho imparato a suonare, su cui con dedizione e fatica mi sono esercitata quotidianamente in quei 10 lunghi anni di studio in Conservatorio.
Il violino classico è stato insomma il mio primo amore che, come si dice, non si scorda mai. Non potrei immaginarmi senza.
Il violino elettrico invece rappresenta per me l’evoluzione, la mia maturità musicale, la ricerca della mia personalità come artista, la libertà di cambiare i canoni tradizionali legati ad uno strumento come il violino, che viene spesso ed erroneamente etichettato puramente come strumento classico. Il violino è invece uno strumento meraviglioso, può suonare qualunque musica, bisogna solo cambiare ottica e svecchiare certi stereotipi che ci portiamo dietro ormai da troppo tempo.
Il violino elettrico è in questo senso come una boccata d’aria fresca.

Cosa ti ha portato a dedicarti alla vita musicale?

Ho iniziato a fare musica in tenera età, ho cominciato a 5 anni con i corsi di propedeutica musicale tenuti da mia madre, musicista di professione, oboista, laureata però anche in Didattica della Musica. A 7 anni ho scelto poi di orientarmi sul violino, quasi un istinto infantile, ho provato vari strumenti e fra tutti ho deciso che il violino sarebbe stato il mio.
Mia madre è la persona che mi ha trasmesso la passione per la musica, sentivo melodie di ogni genere ancor prima di nascere. Mia madre suonava, andava ai concerti, teneva lei stessa concerti, tutto questo mentre io ero ancora nella sua pancia. Si potrebbe dire che io abbia ascoltato musica ancor prima di venire al mondo! La musica è quindi in un certo senso stata sempre con me.
Sono grata a mia madre e in generale alla mia famiglia per avermi fatto crescere in un clima artistico, insegnandomi ad amara l’Arte e la Musica, e sono riconoscente nei confronti dei miei genitori per tutti i sacrifici che hanno fatto per farmi studiare musica.

Quali consigli hai per chi è nuovo al violino?

Sicuramente consiglio di avere costanza nello studio e molta determinazione nel porsi e nel perseguire i propri obbiettivi. Lo studio del violino inizialmente è molto impegnativo, sia per questioni di intonazione, che per questioni posturali. Ci vuole molta pazienza e fiducia, studio quotidiano, i risultati arriveranno, col tempo.
Un’altra cosa importante è affidarsi ad un buon maestro che sappia comprendere le particolarità dell’allievo, non solo sullo strumento ma anche a livello emotivo e caratteriale. Il lato umano nel percorso di studio è molto importante, in quanto l’allievo si relazionerà continuamente a tu per tu col maestro, che dovrà essere un po’ la sua “guida”.

Puoi condividere le influenze musicali che hanno plasmato il tuo stile unico come violinista?

Sono nata in una famiglia dove si è sempre ascoltato di tutto: Musica antica, Musica Classica, Opera lirica, Musica Pop italiana e straniera, Musica Rock (dagli anni 60 ai giorni nostri), Musica Blues, Musica Jazz, Musica Folk, Musica Popolare, Colonne Sonore, Chanson Francese, Musica Napoletana, Canzone d’Autore, chi più ne ha più ne metta. Ho assorbito tutte queste influenze fin da piccola come una spugna, poi negli anni mi sono orientata sempre più verso ricerche musicali più personali, fino alla musica Dance, House ed Elettronica e a generi più sperimentali.
La fusione di tutto ciò ha caratterizzato il mio bagaglio culturale nell’esprimermi in musica.

Ci sono reazioni o feedback specifici dal tuo pubblico che ti hanno lasciato un’impressione duratura?

Ogni volta che suono in pubblico ricevo da quest’ultimo un feedback, attraverso l’energia stessa che il pubblico mi manda. Ogni performance per me è un modo di mettermi in gioco e di raccontare qualcosa di me al pubblico attraverso la mia musica, ed ogni volta è significativo per me sentire e percepire la reazione del mio pubblico. Le emozioni che vedo nella gente quando suono, sono il mio primo e vero feedback, sono ciò che mi fa capire quanto profondamente io possa arrivare alle persone attraverso la mia Musica, senza bisogno di parole. E’ come una magia, ti senti vicina al tuo pubblico, alle persone, senti le loro emozioni e loro sentono le tue. Solo la Musica può fare questo.

Puoi darci un’anteprima di eventuali progetti o collaborazioni in cantiere?

Attualmente sto lavorando ad un progetto molto interessante e stimolante in collaborazione con l’etichetta discografica Zero Crossing Records di Simone Prandin. Si tratta della produzione di un intero album discografico al violino elettrico che uscirà prossimamente su tutti gli store digitali e che unisce più generi musicali, proponendo il violino in una veste versatile. Un album che per come verrà strutturato mi rispecchia molto. Sono orgogliosa del lavoro che stiamo svolgendo e sono grata a Simone per avermi dato questa bella opportunità artistica.

Hai un tuo album, e dove possono connettersi con te le persone?

Come accennavo, l’album uscirà prossimamente, però nel frattempo stanno uscendo tre singoli come anteprima, il primo è gia uscito ed è una mia rivisitazione al violino elettrico della hit degli Europe, “The Final Countdown”; il secondo uscirà su spotify e su tutti i digital stores dopodomani, il 26 gennaio, si tratta di una mia versione di “ Wake Me Up” di Avicii, e il terzo…beh seguiteci e lo scoprirete presto!
Ne approfitto per invitare il pubblico ancora una volta a seguirmi sulla mia pagina artista su Spotify, per restare sempre al corrente sulle ultime news.

A quale marca di strumento a corde ti affidi?

Per i violini elettrici, Aurora Violin (per il violino elettrico a LED luminosi) e Yamaha.
Per quanto riguarda il violino classico è un altro discorso, si tratta di un violino di liuteria realizzato a mano da un liutaio cremonese.

Devi mantenerlo in qualche modo e con quale frequenza?

I violini elettrici non necessitano di una particolare manutenzione, sono strumenti abbastanza pratici e resistenti, certo vanno trattati con cura, hanno la componente elettronica che è un po’ delicata, ma per il resto sono strumenti con una buona autonomia.

Il violino tradizionale chiaramente rappresenta un discorso a parte.
Richiede maggiori cure e attenzioni, il legno risente degli sbalzi di temperatura, dei cambiamenti climatici e di umidità, si dice che il legno “viva”. In un certo senso è così. Si tratta di strumenti molto delicati che possono richiedere di tanto in tanto l’intervento di un liutaio per lavori di manutenzione di varia entità.

Quello che però accomuna tutti i violini, classici ed elettrici, è che tutti necessitano di essere frequentemente suonati, per rispondere al meglio e rendere appieno la loro prestazione.
I violini vanno suonati spesso, altrimenti perdono la loro resa, questo vale tanto per i violini classici di liuteria, ma in un certo qual modo anche per gli elettrici.
Lo strumento se lo abbandoni non ti perdona.

Se incontrassi una violinista all’inizio della sua carriera, che esperienza o lezione ti sentiresti di condividere con lei?

Sicuramente le direi che nel suo percorso incontrerà tante realtà e persone diverse.
Da ognuna di queste, anche da quelle apparentemente magari più nocive per la sua crescita artistica e umana, dovrà imparare a trarre comunque il buono per sè stessa: tutte le situazioni a cui un musicista esordiente si espone sono un insegnamento, nel bene e nel male. La cosa importante è non lasciarsi mai condizionare e procedere con determinazione e un pizzico di audacia ed ambizione verso ciò in cui si crede, il resto verrà da sè.

 

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