FlashBack

3 febbraio 2012

The Smiths: la band senza tempo

Ho deciso di inaugurare questo mio spazio con quello che a parer mio è uno dei gruppi più rappresentativi e affascinanti della musica britannica degli anni Ottanta: The Smiths.

Siamo negli anni della New Wave, in cui padroneggiano gruppi come The Cure, in compagnia di Siouxsie and the Banshees, Joy Division, Echo and the Bunnymen, dalle tonalità oscure e dal sapore post punk e anticommerciale a caratterizzare una risposta alla musica dei primi anni settanta, considerata stereotipata e senza ispirazione artistica. Sopraffatti da sintetizzatori e nomi ampollosi e ricercati come i Duran Duran o Spandau Ballet, dal nulla arrivano gli Smiths, un omaggio all’uomo della strada, al vicino di casa qualunque, al Signor Mario Rossi, un nome che lo stesso Morrissey (leader del gruppo) definisce “il più comune ed era tempo che la gente comune del mondo mostrasse il proprio volto”.

Gli Smiths nascono a Manchester nel 1982 dall’incontro tra il chitarrista e giornalista musicale Johnny Marr (all’anagrafe John Maher)e lo scrittore Steven Patrick  Morrissey (il leader del gruppo, da allora semplicemente Morrissey);  un colpo di fulmine, a quanto raccontano i due artisti in interviste successive, per la sconvolgente sintonia creatasi tra quattro mura dopo la decisione di voler mettere su una band.

Ho aperto la porta, un giorno, e lui era lì” ricorda Morrissey “Sembra davvero fantasia, ma è esattamente come è successo“. Poi mi disse: “Ti piacerebbe scrivere, e formare un gruppo?”.

“È stato tutto molto strano per me perché avevo provato a formare una band per tanto tempo e proprio in quel periodo in cui lui è venuto da me, io avevo deciso che non avrei più provato. E poi tutto è successo.”

E per fortuna, io aggiungerei, per la gioia di tutti noi fans che viaggiamo inebriati dalle sonorità degli Smiths, perdendoci in quegli arpeggi Sixties, capolavori melodici costruiti intorno a testi che sono delle vere e proprie opere d’arte.

Un’attività che va dal 1982 al 1987, anno dello scioglimento , dopo il quale Morrissey intraprende una lunga carriera da solista, che contribuisce ad aumentarne la fama. Cinque anni, quattro fantastici album, diversi singoli e varie raccolte, in cui la band riesce a cogliere la complessità della propria epoca, dando voce, attraverso i propri testi, ad un’intera generazione, con le sue incertezze politiche e sociali. Una breve ed intensa carriera, il cui impatto è ad oggi ancora tangibile, dimostrato dal fatto che a distanza di anni dal loro scioglimento,continuano a rappresentare fonte di ispirazione di innumerevoli gruppi di ogni genere, per il loro essere prepotentemente attuali.

La band fa il suo primo debutto live come spalla dei Blue Rondo a la Turk, al Ritz di Manchester, il 4 ottobre del 1982, ed è così composta: Morrissey e Marr ( rispettivamente voce e chitarra), cui si aggiungono Mike Joyce (batteria) e Dale Hibbert (bassista). Dopo questo concerto Hibbert, non integratosi col resto del gruppo,per questioni di stile e personalità divergenti, viene sostituito da Andy Rourke, amico di infanzia di Marr. Così definito, il gruppo tiene un secondo concerto, in un locale gay di Manchster, in cui si da alle nuove band la possibilità di esibirsi. Riscuotono un grande successo e richiamano l’attenzione dei talent scout delle varie etichette presenti alla serata.

Hand in Glove” è il singolo di debutto degli Smiths, che non ha da subito il meritato riconoscimento. È la storia di una relazione ideale rovinata dal pessimismo di uno dei due e da una società conformista che giudica dalle apparenze dando importanza a ciò che si indossa e a ciò che si possiede, come viene fuori dalle parole Hand in glove /The Good People laugh /Yes, we may be hidden by rags /But we’ve something they’ll never have , che rappresenta anche il verso più amato da Morrissey.”Hand in Glove?

È la canzone più importante del mondo” come dice lo stesso Morrissey ma questo non è stato capito.Piuttosto, suscita non poche polemiche, relative a ipotetici riferimenti di carattere omosessuale, per il gioco di parole del titolo ( una forma avverbiale inglese che significa in relazione, in accordo, in grande sintonia o con grande complicità. In questo caso può essere inteso come l’essere parte di un duo contro qualcosa), l’immagine di copertina, raffigurante un uomo nudo di spalle e il testo stesso che si presta a interpretazioni “ambigue” (come spesso accadrà nelle canzoni degli Smiths). Nonostante le critiche,”Hand in Glove” resta una delle mie preferite e che ritengo ancora di grande attualità, in un mondo in cui si è costretti a vivere ancora all’ombra di una società che impone dei modelli predefiniti, finendo col rinchiudersi in quella solitudine tanto proclamata da Morrissey, per non affogare in un mare di apparenza e ipocrisia. Il testo, quindi, “riporta al vecchio cliché secondo cui ciò che si ha dentro è veramente ciò che si è”, come afferma lo stesso Morrissey.

Nel febbraio del 1984, esce l’album di debutto dall’omonimo titolo “The Smiths“, che raggiunge sorprendentemente la seconda posizione della classifica inglese. Sorprendentemente,  si, perché si discosta dalla New Wave e torna alla classicità melodica. Nel 1990 la rivista Rolling Stones, inserisce l’album al numero 22 della classifica dei 100 più grandi album degli anni Ottanta.  La musica è più introspettiva e viene fuori chiaramente il grido di libertà e amore negato di Morrissey, la sua diversità e quindi la sua solitudine, dando voce, come detto all’inizio a una generazione di giovani in conflitto con la società, che fa della musica l’unica speranza di guarigione. Morrissey tratta in modo ironico (come solo lui sa fare) temi non convenzionali, quali l’omosessualità, la violenza sui minori o, ancora, l’omicidio, scatenando polemiche di parte della stampa scandalistica.

Fanno parte dell’album: “Reel  Around The Mountain” , prevista dapprima come singolo ma poi bloccata dalla stampa su presunti contenuti pedofili; la canzone tratta invece di abusi sui minori (il tabloid sarà poi denunciato per diffamazione); “You’ve Got Everything Now” , “The Hand That Rock The Cradle”,”Suffer Little Children” e la più movimentata “Miserable Lie”,  in cui si ha l’impressione di trovarsi in una sorta di teatro della coscienza, in cui la voce di Morrissey fa dei monologhi in uno scenario di suoni che si intrecciano e si perdono l’uno nell’altro; “Still III” che ha come tema la nostalgia per gli amori perduti e il tempo passato, con un passo quasi funky; la controversa “Hand In Glove” e “What Difference Does It Make ?”con il suo fraseggio di chitarra che subito si fissa nella testa di chi lo ascolta; “I Don’t Owe You Anithing”, una storia d’amore che fallisce nel contesto della misera vita della classe operaia e “Pretty Girls Make Graves” che racconta la perdita d’interesse, da un punto di vista sessuale, verso il genere femminile.

Durante la preparazione del secondo album “Meat is Murder” (che regalerà alla band il primo posto in classifica), gli Smiths rilasciano sotto forma di singoli alcuni dei loro più famosi capolavori, come “Heaven Knows I’m Miserable Now” e “Please, Please, Please, Let Me Get What I Want” che forse è la più conosciuta tra le composizioni della band inglese, tra le più amate e più frequentemente interpretate da altri artisti.

Il terzo album esce nel 1985 e rappresenta il migliore lavoro realizzato dalla band, un grande salto in avanti verso nuovi orizzonti musicali e lirici. “The Queen is Dead” , la cui foto di copertina ritrae l’attore Alain Delon in una scena del film “Il ribelle di Algeri” del ’65. In esso gli Smiths fanno riferimento alla crisi sociale dell’epoca che vede coinvolti non solo l’Impero (come potrebbe far pensare il titolo) ma anche la Patria, la rivoluzione sessuale, Dio e la musica stessa. Il successo dell’album si accompagna a numerose polemiche sui pensieri anti-monarchici di Morrissey. I dieci brani del disco alternano momenti di feroce ironia a dolci ballate e poemi amorosi, partendo dall’iniziale title track in cui è palese l’ostilità all’istituzione monarchica e giungendo alla melodia di “There Is A Light That Never Goes Out”, forse la canzone più amata di quel disco, una ballata romantica e decadente, una storia d’amore di due giovani, una storia di alienazione e voglia di andar via.

Dopo lo sviluppo  di altri singoli destinati ad un successo clamoroso tra cui “Panic” e “Ask”, nel settembre del 1987 esce il loro quarto album “Strangeways Here We Come”. Purtroppo l’album esce dopo lo scioglimento del gruppo, dovuto a dissapori e divergenze sul possibile sviluppo musicale della band, cosicchè non riceve il giusto merito e ci si trova a metà tra due linee decisionali, che vedono da un lato coloro che vogliono rendere l’album una pietra miliare e dall’altro coloro che lo rifiutano in blocco. Ma il tempo ne sta rivalutando la scrittura.

Ancora oggi Morrissey rifiuta di riunire la vecchia band, spingendosi fino a utilizzare parole pesanti come “Preferirei mangiare i miei testicoli che riformare gli Smiths” e ancora “Noi non siamo amici, non ci vediamo l’un l’altro. Perché mai dovremmo essere su un palco insieme? E’ stato un viaggio fantastico e poi è finita. Non mi sentivo di dover finire e volevo continuare. Marr voleva farla finita. E questo è tutto”.

Già questo è tutto. Un viaggio fantastico.  Si chiude così un ‘epoca che ha segnato incredibilmente la storia della musica, lasciando tracce profonde, riprese da miriadi di giovani musicisti. Non ci sarà mai una riunione degli Smiths e forse a molti piacerebbe poter assistere un giorno al miracoloso evento. A me piace pensarli, invece,  come una band grandiosa, sospesa in quei cinque anni ma che rimarrà viva negli animi delle persone per sempre.

 



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Marilena Durante
Sono Marilena una laureanda in Farmacia ma con una passione indecente per la musica. Per me, ogni momento, ogni stato d'animo ha una sua melodia..quella che potrebbe parlare al posto tuo e quella che ti fa rabbrividire!..per me la musica e i suoi artisti sono il tramite più affidabile tra sogno e realtà...




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