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21 gennaio 2012

R.I.P. megaupload and megavideo..ma per quanto?

Dopo la chiusura del rivoluzionario Napster nel lontano 2002, la storia si ripete con Megaupload (che contiene anche  Megavideo per la visione in streaming di video), lanciato il 21 marzo del 2005 da Kim Schmits  con sede a Hong Kong: sito oscurato dal 19 gennaio di quest’anno, titolare arrestato con rischio di ben 50 anni di galera e danni stimati di oltre 500.000.000 di dollari per i detentori dei diritti di copyright.

Cos’è Megaupload? Un magazzino virtuale in cui gli utenti possono caricare file troppo grandi per essere spediti tramite mail, secondo due modalità:

- Utenti “generici”, anche non registrati, con possibilità di carico di file fino a 2 gb e di scarico fino a 1 gb in modo gratuito con un tempo di attesa di alcuni secondi; il file ha una durata di circa 20 giorni dopo i quali esso viene cancellato se non scaricato in quel lasso di tempo;

- Utenti “premium”, con possibilità di carico  illimitata, scarico immediato dei file e durata dei file caricati di circa 2 anni.

Fin qui, non sembrerebbe esserci nulla di illegale: condividere file online non è certo un reato.

Ma la parola chiave è quel PREMIUM citato poc’anzi: l’utente premium è colui che può caricare e scaricare di tutto senza limitazioni pagando un abbonamento.

Questa sembra essere la prima imputazione ai siti  hosting: ricavare un guadagno dalla pubblicazione di  suddetto materiale ai danni degli editori.

A tal proposito, però, voglio sottolineare che per ottenere una stima esatta del reale ricavo di siti del genere bisognerebbe tener conto di altri siti attraverso cui si può facilmente scaricare un programma o applicazione atta a superare l’ostacolo dell’obbligo di diventare utente premium e quindi aggirare l’abbonamento da pagare: segnalo, ad esempio questo…..

Il secondo capo di imputazione riguarda la legge sul copyright. Ricordiamo che esso equivale al diritto d’autore e ed è attraverso esso che viene tutelata anche la proprietà intellettuale del materiale.

Quello che bisogna sapere è che tale diritto ha una durata di circa 50 anni che servono, detto in parole povere, per un rientro della spesa sostenuta per la produzione e, ovviamente, per un certo guadagno. Posso spiegarlo in modo più semplice basandomi sulla mia professione: quando viene sviluppato un farmaco, esso è sottoposto al cosiddetto “brevetto”, ossia una esclusività di produzione per quella ditta che ha sostenuto i costi della ricerca durata 10 anni. Il brevetto ha una durata di 20 anni, anni in cui la casa farmaceutica ha giustamente il diritto di recuperare i soldi spesi nei 10 anni di ricerca e sperimentazione, più un guadagno meritato. Scaduto il brevetto, ogni azienda farmaceutica può “copiare” il farmaco e venderlo come generico (in tal caso, però, è tutto di guadagnato, visto che le altre aziende non hanno speso un euro per la sperimentazione). Non si capisce come mai il brevetto per una sperimentazione decennale di un farmaco duri 20 anni, mentre il copyright per un cd musicale, magari prodotto in un tempo di un paio d’anni, debba durare 50 anni. Ma questa è una domanda provocatoria.

In America, dunque, la violazione di tale diritto è considerato reato federale pur essendoci una buona elasticità tramite il concetto del fair use: in pratica, non è reato riprodurre su qualsiasi supporto il materiale coperto da copyright per scopi didattici o scientifici; tale legge è stata poi accolta nel 2004 anche dal nostro parlamento europeo, estendendo la possibilità di riproduzione anche per scopi di recensione,critica, informazione…

Bisogna capire in quale momento il dipartimento di giustizia abbia ritenuto opportuno intervenire: se il concetto del fair use potrebbe agevolare e proteggere siti come megaupload che non fa altro che rendere possibile la condivisione di materiale da parte di utenti che potrebbero facilmente dimostrare di scaricare solo per motivi di critica (come potremmo fare noi blogger, ad esempio)o di studio ecc. ecc. e se il sito esiste dal 2005, cosa è cambiato per giungere ad arresti a quant’altro?

A Dicembre del 2011 è stata proposta la legge SOPA: “STOP ONLINE PIRACY ACT” che permette al dipartimento di giustizia americano di intervenire contro i siti web accusati di diffondere materiale protetto e di impedire ai motori di ricerca di mantenere attivi i link per tali siti.

Intanto, due associazioni di hackers, Anonymous e AnonOps hanno creato non pochi problemi ai siti del dipartimento di giustizia e non solo; inoltre, un nuovo indirizzo IP sarebbe disponibile già da qualche ora per la creazione di un nuovo Megaupload.



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About the Author

Antonella Carillo
Nasce 26 anni fa in provincia di Napoli. Ama la musica, adora cantare, tanto che entra a far parte di un corale polifonica, ACADEMY OF MUSIC, con cui partecipa a manifestazioni varie.coltiva le proprie passioni, non ama l'ipocrisia nè tantomeno sponsorizzare ciò che non le piace.scrive solo se qualcosa la ispira.




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