Nona sinfonia

Nona sinfonia
Nona sinfonia

Il programma esistente in Adorno, risulta essere quello di voler instaurare un’analogia evidente tra Hegel e Beethoven, utilizzando così una critica hegeliana, e incentrandosi sull’appartenenza stilistica al romanticismo del compositore, ma trascurando la sua non conoscenza del pensiero hegeliano.
La linea critica adorniana, può essere integrata, utilizzando una critica d’ispirazione fichtiana, comparando il testo dell’Inno alla Gioia di Schiller con i contenuti dell’opera i Discorsi alla Nazione tedesca di Fichte.
L’ideale di fratellanza e di unione comunitaria presente nella Nona sinfonia non può trovare ispirazione nella concezione individualistica statale di Hegel, poiché la volontà di Beethoven non concilia con “…lo spirito del mondo hegeliano” .
L’ideale esposto trova attuazione invece nella Decima sinfonia, definibile come “l’Assoluto di Beethoven”, con risoluzioni stilistiche musicali romantiche presenti già nella Nona sinfonia, con l’esaltazione della ripresa rispetto alla tonalità.
Il sistema tonale è predominante ed essenziale per qualsiasi composizione musicale, ma anche la ripresa, così evidente nei frammenti della Decima e utilizzata anche per dare risalto al Finale nella Nona, risulta essere fondamentale come tecnica compositiva in Beethoven, tanto da portare Adorno ad una contraddizione: “ L’ultimo Beethoven non ha affatto eliminato la ripresa, ma ha dato risalto in essa a quest’ultimo momento. Occorre dire che la ripresa in sé non è soltanto cattiva, ma tettonicamente ha il suo significato estremamente positivo nella musica “precritica”. Diventa veramente cattiva solo nel momento in cui diventa buona, cioè viene giustificata metafisicamente da Beethoven. Questo è un cardine della costruzione dialettica” .
Pertanto la citazione adorniana “L’assoluto in Beethoven-questo è la tonalità…” , deve essere integrata dicendo che “L’assoluto in Beethoven-questo è la tonalità…e la ripresa”.
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