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19 dicembre 2011

Lisa Hannigan questa sconosciuta

Il nome in Italia dice ben poco ma se avete mai ascoltato una canzone di Damien Rice allora ecco che forse il mistero prende una forma diversa (chi non conoscesse Damien Rice….provi a guardare Closer, film con J. Roberts e J. Law per avere giusto un assaggio di una bellissima colonna sonora).

La cantante irlandese è stata infatti seconda voce di Damien per 7 lunghi anni di onorata carriera (e per fare del gossip, anche fidanzata); nel 2007 ha deciso di  prender il volo solitario e chiude il 2011 con la pubblicazione del suo secondo album, ampliando sia l’attenzione su di lei sia la curiosità.

Voce a tratti fragile a tratti dolce e sabbiata a tratti rugosa, ricorda un po’ KT Tunstall anche se in alcune canzoni dell’ultimo album, Passenger, suscita vaghe reminiscenze degli Eurythmics e ovviamente dell’ipnotica timbrica di Annie Lennox (nella traccia A Sail l’arrangiamento ricorda I saved the world today, in versione più rallentata). Una cosa è certa: c’è più “vita” rispetto all’attitude vista negli accompagnamenti dei pezzi struggenti e a volte “ansiogeni” di Rice come Cannonball, I remember o Volcano.

La Hannigan di adesso ha il potere di suscitare serenità e azionare la scatola dei ricordi con semplicità, anche se “arriva” di più in quei pezzi con arrangiamenti ridotti e non pomposi; la sua musica sarebbe un ottima compagnia per quei viaggi in stile Mangia Prega Ama, alla ricerca di sé stessi insomma, perchè è minimalista e profonda al punto giusto, sostenuta da testi di vita vissuta, mai troppo malinconici, addirittura più maturi del suo primo lavoro da solista, Sea Sew, uscito nel 2007 solo in Irlanda ma che le ha consentito comunque di portarla in tour e sbarcare in America a supporto di un altro tour, quello di Jason Mraz.

Le 10 tracce di Sea Sew avevano suscitato grande entusiasmo ed effettivamente suonano squisite tra chitarre acustiche e melodie delicatamente intime, ma il peso della dimensione passata si percepiva come un’ombra.

Come accennato prima, Passenger, pubblicato a Settembre, ha giusto qualcosina in più: resta sempre legato alla tradizione musicale dell’irish folk, anche se non disdegna un pizzico di blues, il primo singolo Knots è giusto un assaggio, forse tra i migliori tra gli 11 brani proposti.

Ciò non toglie che la cantante sappia il fatto suo e riesca a trovare una soluzione musicale per qualsiasi  viaggiatore cogitabondo: sì, Passenger è decisamente più riflessivo ma non ancora degno forse delle potenzialità intraviste in questa cantante, ci si sofferma troppo su promesse e bugie, e a quanto pare l”ombra” non è del tutto scomparsa.

Prendon subito le tracce What I’ll do e A Sail, gradevoli ed essenziali proprio come Safe travels (Don’t die) ; storia diversa invece per Home che apre l’album, Little Bird e Paper house(che mi ricorda We have all the time in the world di Armstrong), un po’ troppo trascinate; secondo me la Hannigan dovrebbe e potrebbe osare un po’ di più.

Ho notato poi che per caso fortuito o voluto l’album si apre con Home e si chiude con Nowhere to go, un blues malinconico in cui la voce della cantante anticipa e gioca con le melodie degli archi.

Son proprio curiosa di sapere come andrà a Gennaio quando l’album arriverà qui in Italia, visto che questo tipo di musica è sempre molto a rischio purtroppo. Nonostante questo credo che Lisa Hannigan sia una di quelle cantautrici da tener sotto controllo.

Vi lascio con il coloratissimo video di Knots



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About the Author

Daniela Labate
Ho 30 anni e da sempre condivido con la musica quelli che sono gli umori, le sensazioni e le emozioni di una giornata, di un mese e così via. Per questo ascolto un po' di tutto, rock, pop, R&B, jazz, soul, classica ecc.; essendo laureata in lingue "spulcio" spesso il panorama della musica straniera, tedesca, spagnola e francese.




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