Quella del 20 gennaio sarà una data importante per il teatro veneziano perchè vedrà sulle scene la Lou Salomé dopo ben 31 anni dalla sua prima rappresentazione, avvenuta a Monaco. Si tratta dell’unica opera teatrale con libretto realizzata da Giuseppe Sinopoli, direttore d’orchestra e compositore, scomparso 11 anni fa mentre svolgeva egregiamente il suo lavoro, diffondendo le musiche Verdi in Germania.
Per chi non conoscesse Sinopoli dovrebbe informarsi sul fatto che è stato un’ammirevole figura conosciuta in tutto il mondo che ha collaborato con le più grandi orchestre: dalla Berliner e Wiener Philharmoniker, alla Staatskappelle di Dresda che ha guidato per molti anni; seguono poi la Philharmonic di New York, l‘Accademia di Santa Cecilia di Roma e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI. Fu inoltre il primo direttore d’orchestra italiano nella storia a dirigere l’Anello dei Nibelunghi al Festival di Bayreuth, nel 2000, un riconoscimento riservato a pochi.
E’ curioso leggere del fatto che tra le composizioni di Sinopoli ce ne siano alcune che riguardano proprio la musica elettronica: una dimostrazione del fatto che si può andare oltre i cliché e le dimensioni élitarie.
Quello della Fenice è un bellissimo omaggio al direttore d’orchestra e l’opera Lou Salomè vale molto più di quel che sembra perchè è “intrisa di cultura tedesca” come saggiamente suggella il Corriere della Sera, e si specchia con un’attualità cruda!
Fu proprio quella cultura a saper sintetizzare in maniera particolare il senso generale di smarrimento percepito tra la fine dell’800 e l’inizio del ’900. L’epoca in questione era molto cara al direttore d’orchestra, sensibile interprete che aveva riconosciuto e forse anche previsto la possibilità che i tempi bui d’inizio secolo potessero in qualche modo ritornare.
Lou Salomè era un’allieva di Freud, scrittrice e psicoanalista; l’opera ne traccia la vita in vari episodi e nei vari incontri con diverse personalità, importanti e non (il poeta Rilke, Freud, Nietzsche etc.), e questo la spinge inevitabilmente ad ampliare le sue prospettive e la ricerca di Dio, al fine di avere una maggiore coscienza di sé, della vita e della morte.
Sul palco l’opera sarà rappresentata dal 20 al 29 gennaio e saranno due le interpreti di questa affascinante figura che seguiranno e accentueranno le battute del libretto di Karl Dietrich-Gräwe: il soprano Angeles Blancas Gulìn e l’attrice Giorgia Stahl.












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