Adorno, prima del Beethoven

Adorno, prima del Beethoven
Adorno, prima del Beethoven.

Adorno parla filosofico al filosofo, rivolgendosi al musicista attraverso l’analisi tecnica della descrizione musicale.
L’artista che non accetta gli schemi collaudati o cristallizzati della conservazione e della convenzione borghese, sia pure modificandoli senza alterarne la sostanza, stravolgendo e mirando così a nuove forme e nuovi contenuti, rischia di trovarsi escluso e ignorato dalla società.
La parabola del linguaggio musicale occidentale ha portato Wagner a decretare la crisi del campo modale-tonale, inteso come spazio sonoro entro il quale la sensibilità si è mossa dal Medioevo fino allo scorso secolo, e ha condotto Mahler ad un utilizzo estremo della frammentarietà del sistema tonale nel linguaggio sinfonico.
Il sistema tonale conserva molti elementi del sistema modale dal quale deriva (musica greca e canto liturgico cristiano), con il rafforzarsi del rapporto da dominante a tonica (Finale) che unisce stabilmente i sette suoni della gamma (nel sistema modale, l’ottava non costituisce ancora un’unità modale, poiché è ottenuta dalla successione di due tetracordi; e il tetracordo è il solo campo che garantisce alla percezione musicale l’unità fondamentale dei suoni).
L’armonia raggiunge la sua stabilizzazione con l’adozione del temperamento equabile agli inizi del Settecento, dando avvio alla fioritura del linguaggio musicale entro i limiti delle dodici tonalità fissate sui dodici semitoni che dividono l’ottava.
Di fronte al frantumarsi del campo tonale, il musicista si trova smarrito, qualsiasi accordo armonico, qualsiasi immagine melodica, appaiono irripetibili, a causa della loro pregnanza storica.
Il problema centrale della teoria adorniana risulta essere il passaggio dalla nuova organizzazione musicale alla soggettività autonoma, attraverso il principio tecnico dello sviluppo, rischiando però di creare il sopravvento della tecnica.

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